Ore 5.00

Non abbiamo piani precisi ma sappiamo che è possibile trovare donne locali con cui organizzare e contrattare un trekking completo tra le risaie. A quest’ora del mattino però riusciamo a scorgere dal finestrino solo un parcheggio deserto, sotto un incessante scroscio di pioggia.

Niente paura, il driver ci rassicura, possiamo dormire a bordo fino alle 6.30.

Il secondo risveglio è decisamente più piacevole e un sole caldo ha già spazzato via tutte le nuvole.

Con nostra meraviglia troviamo ad attenderci davanti al bus alcune giovani donne locali con cui pianificamo al volo un trekking di 3 giorni per poche decine di dollari a testa.

La nostra guida è una ragazza poco più che ventenne, si chiama Ma Ma Chem

 

Agghindata con i tipici e coloratissimi vestiti tribali, trasporta il figlioletto in una sacca sulla schiena.

Prima di cominciare il trekking, Ma Ma ci porta  al vecchio mercato di Sa Pa dove è possibile comprare tessuti e merci provenienti dalle varie tribù della zona.

Qui nella valle di Sa Pa convivono 5 gruppi etnici. Tra questi le donne dei Red Dao devono sempre indossare il colore rosso e i loro maestosi cappelli sono sicuramente la parte più incredibile di questo abito tradizionale.

Questi copricapi sono decorati da zampe di tigre e figure geometriche e, al sole, si infuocano e risaltano sui vestiti più scuri.

 

 

 

Dopo qualche contrattazione al mercato e una sostanziosa colazione a base di noodles in brodo, il trekking ha finalmente inizio.

Non facendo parte di un tour organizzato, la via che percorriamo non è battuta dai turisti e solamente i rumori della natura ci accompagnano in questa avventura. Il piccolo sentiero fangoso si inerpica ripido sulla collina, in mezzo a piantagioni di tè e foreste di bamboo.

 

 

Dopo 5 ore di cammino in salita, raggiungiamo finalmente la sommità. Da qui è possibile scorgere tutta la meraviglia della valle e delle sue famose risaie terrazzate.

Nonostante l’accumulo di nuvole in questo stretto corridoio naturale, ogni tanto il vento libera il cielo per qualche minuto e ci mostra uno splendore senza eguali.

La vista è mozzafiato: infinite strisce d’oro e verde smeraldo definiscono i lineamenti sinuosi delle colline.

A maggio molte terrazze sono state appena seminate e sono ancora ricoperte di fango

 

Dopo aver costeggiato la valle in quota per molte ore, verso sera scendiamo per giungere al piccolo villaggio dove Ma Ma vive con suo marito, i figli e i suoceri. Durante il nostro tragitto ci imbattiamo in tantissimi bambini che giocano spensierati o che aiutano i genitori con i lavori nelle risaie.

 

 

 

La casa dove veniamo ospitati è estremamente spartana. I pavimenti sono in cemento grezzo e fango e l’edificio è costruito in legno. Nonostante questo sono presenti tutti i servizi basilari e riusciamo persino a farci una bella doccia calda prima di cena.

I nostri letti sono arrangiati nell’unica stanza isolata della casa, mentre Ma Ma con i suoi familiari dorme nello spazio comune che funge anche da salotto. La cena, modesta e caratteristica, è composta da noodles, verdure, pollo e funghi.

Ci sediamo al tavolo tutti assieme e condividiamo il cibo come fossimo un’unica famiglia

 

 

 

Dopo cena ci viene offerta quella che viene chiamata “Happy water”, una sorta di grappa locale ottenuta dal riso e inizia una sfida per chi riesce a berne di più.

Il sole ormai ha lasciato spazio al buio pesto ma l’atmosfera nella casa è più viva che mai.

Un’anziana signora amica di famiglia entra in casa e parlando in modo concitato inizia ad intagliare dei pezzi di carta davanti al fuoco.

E’ la sciamana del villaggio ed è qui per celebrare un rito molto importante.

Dopo qualche minuto di preparazione, si inginocchia di fronte ad un altarino presente in salotto (l’unico oggetto d’arredamento), e comincia un rito di preghiere e canti durante il quale getta continuamente a terra delle corna spezzate di bue attraverso le quali predice il futuro.

 

 

Pur non riuscendo a comunicare propriamente, veniamo a conoscenza del fatto che questo rito propiziatorio serve ad augurare fortuna ad una coppia di sposi che si sposerà domani mattina.

Alla fine del rito viene offerto in sacrificio un piccolo maialino. Per un momento, il silenzio della notte è spezzato dalle grida della povera bestia. Lo spettacolo è crudo, sebbene assolutamente normale in questo contesto rurale, ma la solennità del rito ci tranquillizza.

Qui ad ogni singola vita viene dato il giusto valore

Sfiniti e soddisfatti da questa prima lunga giornata di trekking andiamo a dormire con il sorriso. Non prima di esserci avvolti completamente nelle zanzariere per non correre il rischio di fare brutti incontri notturni.

ps. Ovviamente il giorno successivo ci siamo imbucati al matrimonio, dove abbiamo pranzato e brindato con l’immancabile Happy Water sotto enormi tendoni insieme ai commensali rigorosamente vestiti in abiti tribali.

 

Grazie a @tanzi_giacomo per le magnifiche fotografie e per il racconto di questa giornata che porteremo con noi per sempre

 

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